Negli ultimi giorni ha fatto il giro del web la notizia di una presunta scoperta rivoluzionaria sotto la piramide di Chefren, sull’altopiano di Giza, da parte di un gruppo di ricercatori indipendenti. Il cosiddetto Progetto Chefren, condotto da Corrado Malanga, Filippo Biondi, Armando Mei e Nicole Ciccolo, sostiene di aver individuato tramite analisi radar SAR (Synthetic Aperture Radar) una serie di camere sconosciute, pozzi verticali e strutture artificiali che si estenderebbero fino a 648 metri di profondità e oltre. Tuttavia, diversi esperti e progetti di fact-checking, tra cui GeoPop, il podcast di divulgazione scientifica, hanno messo in dubbio la validità di queste affermazioni, sottolineando la totale assenza di riscontri scientifici e la scarsa trasparenza della ricerca.
I problemi della ricerca: dati inconsistenti e assenza di pubblicazioni scientifiche
Uno dei punti più critici sollevati dagli esperti riguarda la metodologia utilizzata per arrivare a queste conclusioni. La tecnologia SAR, impiegata dal team, è un sistema di analisi radar utile per mappare superfici e rilievi del terreno, ma non è progettata per investigare il sottosuolo a centinaia di metri di profondità. GeoPop sottolinea come sia poco plausibile che questa tecnica possa aver rilevato strutture così dettagliate nel sottosuolo di Giza.
Inoltre, la comunità scientifica non ha trovato traccia di pubblicazioni accademiche che confermino i risultati annunciati dal Progetto Chefren. La conferenza stampa del team, tenutasi il 15 marzo e pubblicata sul canale YouTube di Nicole Ciccolo il 22 marzo, non è stata accompagnata da alcun paper scientifico verificabile. Nella descrizione del video, piuttosto che riferimenti a studi pubblicati, è presente un IBAN per raccogliere donazioni. Questo solleva ulteriori dubbi sulla serietà del progetto.
Le prove archeologiche smentiscono la scoperta
Le affermazioni del Progetto Chefren entrano in netto contrasto con i risultati di studi precedenti condotti con tecnologie avanzate. Il progetto ScIDEP (Scientific Investigation of Egyptian Pyramids), uno dei più autorevoli nel settore, ha utilizzato tomografie a muoni per analizzare la piramide di Chefren e ha confermato che, al di fuori delle camere già note, la struttura è composta esclusivamente da roccia solida. Questo metodo, già impiegato con successo nella Grande Piramide di Giza per scoprire nuovi spazi interni, non ha mai evidenziato anomalie nel sottosuolo della piramide di Chefren.
Gli autori della scoperta e il legame con il mondo delle pseudoscienze
Un altro aspetto che desta perplessità è il profilo degli autori dello studio. Corrado Malanga, ex ricercatore in chimica organica, è noto soprattutto per il suo coinvolgimento nel mondo dell’ufologia e delle teorie sui rapimenti alieni. Anche gli altri membri del team hanno legami con ambienti vicini alle pseudoscienze e al complottismo, elementi che rendono ancora più necessario un approccio critico alle loro affermazioni.
Non sorprende, quindi, che la presunta scoperta sia stata rilanciata principalmente da siti e canali che promuovono teorie alternative, come The Reese Report di Greg Reese, noto per diffondere l’idea che le piramidi di Giza fossero antiche centrali energetiche. In contrasto, nessuna rivista scientifica o archeologica di rilievo ha dato credito alle dichiarazioni del Progetto Chefren.
Conclusioni: la comunità scientifica invita alla cautela
Alla luce di queste incongruenze, diverse piattaforme di debunking, tra cui GeoPop, Bufale.net e Snopes, concordano nel ritenere la presunta scoperta priva di fondamento. Senza dati verificabili e pubblicazioni sottoposte a revisione, non esistono elementi concreti che supportino l’esistenza di strutture artificiali sotto la piramide di Chefren.
Come sempre, di fronte a dichiarazioni così straordinarie, è fondamentale affidarsi alla ricerca scientifica ufficiale e ai metodi di indagine riconosciuti dalla comunità accademica. Fino a quando non emergeranno prove solide e verificabili, questa rimane solo l’ennesima teoria affascinante, ma priva di riscontro, legata ai misteri dell’antico Egitto.